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Der, die, das: l'articolo si impara insieme al nome, non dopo

Un sostantivo tedesco studiato senza articolo ti toccherà studiarlo due volte. Vale anche per le e la, el e la, de e het. Ecco perché l'articolo va messo sulla carta e quali regole ti tolgono quasi tutti i dubbi.

· 4 min di lettura
Der, die, das: l'articolo si impara insieme al nome, non dopo

Se chiedi a chi ha fatto tedesco a scuola che cosa cambierebbe potendo ricominciare, molti ti diranno la stessa cosa: studiare l'articolo fin dal primo giorno. L'articolo in sé non ha niente di difficile. Il guaio è che un nome memorizzato senza articolo va poi ristudiato, e la seconda volta arriva tardi, quando ormai ti sei abituato a dirlo male.

L'articolo non si rimanda

Tedesco, francese, spagnolo, italiano, portoghese e olandese attribuiscono a ogni nome un genere grammaticale, e quel genere non è un dettaglio: da lui dipende l'articolo e, in quasi tutte queste lingue, anche come finiscono gli aggettivi intorno al nome e quale pronome lo riprende. Parlando italiano lo fai di continuo, senza nemmeno accorgertene.

Il tedesco è l'osso più duro. I generi sono tre (der, die e das) e il nome, di per sé, non dice quasi mai quale gli spetti. Der Löffel (il cucchiaio), die Gabel (la forchetta), das Messer (il coltello): tre posate dello stesso servizio, ciascuna con un genere diverso. Cercarci una logica è tempo perso; l'unica cosa che funziona è imparare articolo + nome come un blocco solo.

Chi impara prima Messer e solo dopo l'articolo costringe la memoria a mettere insieme due pezzi: la parola e un'informazione staccata su quella parola. Chi impara subito das Messer conserva un ricordo solo, e ogni volta che pronuncia il nome l'articolo gli viene fuori da sé. Il ragionamento è tutto qui.

L'articolo sulla carta di Mullawo

Le lingue in cui l'articolo precede il nome sono sei — tedesco, francese, spagnolo, italiano, portoghese e olandese — e in tutte Mullawo lo stampa sulla carta, davanti alla parola: die Hand, la main, la mano, de hand. Lo vedrai solo sul lato della lingua che stai studiando: se sei italiano e impari l'inglese, che te ne faresti di un la davanti a mano?

Ogni parola ha il suo articolo registrato a parte, anziché ricavato da un'etichetta di genere, perché nessuna lingua si comporta in modo così lineare:

  • Il francese elide la vocale se la parola comincia con un suono vocalico: l'eau, l'arbre, mai la eau.
  • L'italiano vuole lo davanti a z e a s seguita da consonante: lo zio, lo studente. Per te è scontato, ma una regola del tipo "maschile = il" qui sbaglierebbe.
  • Lo spagnolo usa el davanti ai femminili che cominciano con una a tonica: el agua, el águila. Restano comunque femminili, tanto che al plurale si torna a las aguas.

Sono casi risolti una volta per tutte, parola per parola, perché la carta riporti ciò che direbbe davvero un madrelingua. Se ti chiedi dove siano il rumeno e il bulgaro, una ragione c'è: lì l'articolo determinativo si salda alla fine del nome (casa, книгата), e davanti non resta niente da scrivere.

Gli articoli compaiono fin dall'inizio. Se vuoi vedere il nome nudo e crudo, magari per un ripasso al volo in una lingua di cui conosci già bene i generi, basta disattivare Mostra articoli nelle Impostazioni.

Poche regole che fanno quasi tutto il lavoro

Nelle prime parole che impari il genere sembra un capriccio; in quelle lunghe lo è molto meno. Bastano poche desinenze per azzeccare una buona fetta dei nomi, e vale la pena conoscerle presto:

Tedesco

  • die: praticamente tutti i nomi in -ung, -heit, -keit, -schaft e -ion: die Zeitung, die Freiheit, die Mannschaft, die Nation.
  • das: tutti i diminutivi in -chen e -lein: das Mädchen (la ragazza: sì, neutro), das Brötchen.
  • der: quasi tutti i nomi in -er che indicano chi fa qualcosa: der Lehrer, der Fahrer.
  • Al plurale l'articolo è sempre die, qualunque sia il genere.

Spagnolo e portoghese: in genere -o è maschile e -a femminile, e le eccezioni sono così rare che si imparano una per una: el día, la mano, el problema; o dia, a mão, o problema. Uno schema che conosci bene.

Francese: -tion, -té e -ure fanno pensare al femminile (la nation, la liberté, la voiture), -age e -ment al maschile (le fromage, le moment). Non è una legge, ma ci si azzecca quasi sempre.

Olandese: de è il genere comune e vale per la maggior parte dei nomi; het è il neutro, minoritario, e lo prendono tutti i diminutivi in -je: het huisje, het meisje.

Prendi queste regole come una rete di sicurezza, non come un metodo. Quello che va imparato è la coppia; la regola ti dà una mano la prima volta che ti imbatti in una parola lunga.

Ad alta voce, con l'articolo

L'articolo salta all'occhio, e proprio per questo è facile scavalcarlo. Quando giri la carta, leggilo ad alta voce tutto d'un fiato insieme al nome — das Messer, non Messer — e tocca l'altoparlante per ascoltarlo. Una parola che hai sentito tante volte con il suo articolo, senza comincia a suonarti stonata, ed è esattamente la sensazione che cerchi: è così che i madrelingua "sanno" il genere senza aver mai studiato una regola. Del resto, nessuno ti ha mai spiegato che forchetta è femminile.

In pratica

  1. Tieni attivi gli articoli. Considera der, die o das la prima sillaba della parola, non una questione di grammatica.
  2. Se indovini il nome ma sbagli l'articolo, rispondi Quasi: è proprio quello che è successo, e il calendario ti ripresenterà la parola un po' prima rispetto a una risposta senza errori.
  3. Dedica una serata alle desinenze qui sopra. Te la ripagheranno ogni volta che salta fuori un nome lungo che non conosci.

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